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Privernum Metropolis Volscorum. Nello stemma civico, la sintesi della millenaria storia di una città che l'eroina virgiliana Camilla ha reso leggendaria ed universale. Tito Livio cita questi luoghi per la prima volta nel 358 a.C. Da allora, fatti, avvenimenti, vicende individuali e collettive si sono nei secoli stratificate, trasformando Priverno in un autentico Museo all'aperto. Situato sul Colle Rosso, al centro della Valle dell'Amaseno e alle falde degli Ausoni (151 m. slm) il paese mantiene intatto il suo legame con il passato glorioso grazie ad un articolato sistema museale che consente la conservazione della memoria ed il suo tramandarsi. Da visitare il centro storico, con le sue belle ed antiche Chiese, i sontuosi palazzi signorili, ed il susseguirsi di capitelli, bifore, portali ad ogiva, colonne, arcate, architravi, piccole sculture, stemmi... che compongono uno scenario architettonico, artistico, decorativo irripetibile. Autentico gioiello di questa terra, il Borgo di Fossanova (bandiera arancione 2010) con la celebre Abbazia cistercense dichiarata monumento nazionale nel 1874. A metà strada fra Priverno e Fossanova, la località San Martino, con il bel palazzo che fu residenza estiva del Cardinale Bartolomeo Gallio, segretario di stato di Papa Gregorio XIII°. Molte le tradizione antiche, dal Palio del Tributo alla festa Medievale, che offrono ottimi spunti per una visita capace di riservare... gustose sorprese, anche grazie alla genuinità e alle eccellenze enogastronomiche locali.
Famosa nel mondo per aver dato i natali al padre della scrittura, quell’Aldo Manuzio universalmente considerato come il più grande editore e tipografo del suo tempo, Bassiano si adagia dolcemente su una collinetta a 562 metri s.l.m. posta ai piedi del Monte Semprevisa, la cima più alta dei Lepini. A far da contraltare all’imponente cinta di mura che la custodisce e che ne fu elemento difensivo di forza nelle conflittualità con i paesi vicini generate dalle vicende interne ai Caetani, il paesaggio incontaminato, a tratti surreale, che la circonda. Ciò che fa di Bassiano una sorta di scrigno della natura, incastonato fra valli e boschi dove si rincorrono tassi e scoiattoli mentre picchi, cince, civette e allocchi volano irregolari nel cielo godendosi dall’alto un carosello cromatico che dal marrone dei castagni sfuma fino al viola dei ciclamini e al giallo delle ginestre e delle margherite. All’interno, tra vicoli caratteristici, rapide scalinate, profumi antichi e tetti spioventi, si conservano elementi architettonici di grande interesse ed antiche Chiese. A tre Km dal centro abitato il celebre Santuario del Crocifisso, con annessa Grotta di Selvascura o dei templari. Suggestivo il Santuario della Trinità, posto sul picco dell’omonimo monte a 850 metri d’altitudine. Tra le tradizioni antiche, la festa dei faùni che esprime tutta la semplicità e la forza di questa gente che ha ancora cura delle cose buone di una volta. Fra le eccellenze gastronomiche, il prosciutto (famoso nel mondo) ed i semplici quanto gustosi formaggi (la“giuncata”, la “mbanata”) preparati nelle capanne dei pastori del luogo, da mano sapienti attente al rispetto di tradizioni e mestieri che si continuano a tramandare di padre in figlio.
Storicamente risalente al IV secolo, mitologicamente figlia di Ercole, Sezze è uno scrigno incommensurabile d’arte e di storia. Terra di Santi, letterati e poeti, è caratterizzata da un clima che ne rende uniche le produzioni ed irresistibili i sapori. Già nel periodo imperiale Setia era famosa per le sue ville, la sua aria salubre, i vini apprezzati anche da Marziale e Cicerone. Giovenale ne decantava così i luoghi: “Sezze che tu sia bella nessun lo nega. Lo dice il vento stesso che circondi. La forza con cui Roma il mondo piega è pari alla bellezza che tu espandi”. Capitale dei lepini in quanto a densità demografica, Sezze mantiene intatto il fascino della sua storia millenaria che qui si è stratificata trasformandosi in immenso patrimonio culturale. L’attuale impianto urbanistico è sostanzialmente quello medievale e romano. Basta addentrarsi per i vicoli ed ecco spuntare archi a tutto sesto e ad ogiva, grandi portali di pietra calcarea, vecchie scritte in latino che ricordano i nomi degli antichi e nobili proprietari delle case. Sezze ha dati i natali a personaggi illustri: dal poeta Caio Valerio Flacco, autore de Le Argonautiche, al commediografo Titinio, allo scultore quattrocentesco Paolo di Mariano di Tuccio Taccone, al cardinale, archeologo e storico Pietro Marcellino Corradini. Fra le emergenze architettoniche, la Cattedrale di Santa Maria (monumento nazionale) e le tante Chiese sparse sul territorio a testimonianza del rapporto molto forte mantenuto nei secoli con la Santa Sede. Tra le tradizioni che la rendono famosa nel mondo, la Sacra rappresentazione della Passione di Cristo, di origini medievali, che si svolge la sera del venerdì santo.
“Alla Rocca ci piove e ci fiocca e quando non ci pioveva lo vento se la porteva”... Nella saggezza del detto popolare, le caratteristiche del picco più alto della provincia di Latina che si erge fino a 760 metri sul livello del mare offrendo panorami da cartolina, aria purissima, sapori genuini ed antichi. Aggrappata su uno sperone calcareo che fa da spartiacque fra i Lepini pontini e quelli romani, Rocca Massima appare al visitatore fasciata da gigantesche mura che ne custodiscono una storia millenaria, risalente - per alcuni - addirittura all’anticha Carventum. La posizione denuncia comunque una chiara origine difensiva : la prima data certa della sua storia è il 1202 quando Innocenzo III firmò la bolla papale “Quia per tuae...” che autorizzava gli “homines de Juliano” ad edificare sul Monte Massimo una rocca per la difesa del territorio. A questo episodio si fa risalire l’etimologia del nome del paese ed anche la sua data ufficiale di nascita. L’abitato conserva la struttura tipica del borgo medievale: stradine strette e tortuose avvolgono il nucleo originario, perfettamente conservato, che come in tutti gli antichi castrum si raccoglie attorno al palazzo del principe, il castello, la rocca. Fra le eccellenze del paese, la Chiesa di San Michele Arcangelo, che conserva al suo interno un organo e trasmissione meccanica, di scuola italiana, dotato di 1063 canne: qui si svolge annualmente la Rassegna Organistica Internazionale che richiama a Rocca Massima, in agosto, musicisti provenienti da ogni parte del mondo. Inimitabili, per semplicità, sapore e genuinità, i prodotti tipici locali lavorati con la passione e la sapienza di un tempo, tramandati ancora di padre in figlio. Fra questi il pane, l’olio e soprattutto le olive da tavola (celebre la “Gaeta di Rocca Massima”)
Roccagorga è anche altrove… E l’immagine della valigia di cuoio stretta da due vecchie e logore cinghie, ben rende l’idea di una comunità in movimento che tuttavia sente forte, essendone fiera, il senso di appartenenza a questa terra. Paradossalmente è stato proprio quel vistoso fenomeno sociale che agli inizi del 1900 ha svuotato il paese di tante forze giovani, a rappresentare il collante culturale di gente che pur spinta alla ricerca di migliori condizioni di vita ha lottato e lotta per tenere unite le radici, consapevole del suo “ricco” vissuto fatto di ideali, valori, usi e tradizioni. Fondata secondo la tradizionale dalla matrona romana Gorga nel 796 d.C., Roccagorga ha vissuto una lunga serie di passaggi feudali: dai Conti di Ceccano, agli Annibaldi, ai Caetani di Sermoneta, ai Ginnetti di Velletri, agli Orsini, ai Doria-Pamphili. Fra le emergenze architettoniche di maggior rilievo, il Palazzo baronale e la Chiesa dei Santi Leonardo ed Erasmo che si fronteggiano in una quinta di grande impatto scenico su quella Piazza 6 gennaio che fu teatro, nel 1913, di episodi che fanno parte della Storia d’Italia e che identificano, ancora oggi, l’essere rocchiggiano, lo spirito sociale e battagliero di queste donne e di questi uomini. Da visitare, l’Etnomuseo dei Monti Lepini che attraverso “molti racconti…” penetra e descrive “una comunità”. Terra di “miracoli” (quello dell’acqua attribuito a sant’Erasmo e quello delle Rose ad opera di Suor Claudia da Anagni), Roccagorga, che si fregia del titolo di città d’arte, mantiene intatte antiche tradizioni e vecchi mestieri che ne arricchiscono il patrimonio culturale rappresentando elementi di grande attrattività turistica.