25/08/2017 Sermoneta Impoverimento delle sorgenti di Ninfa, la Fondazione Caetani richiama l'attenzione delle Autorità

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Di redazione:

La Fondazione Roffredo Caetani condivide le preoccupazioni di quanti hanno rilevato lo stato di impoverimento delle sorgenti di Ninfa che, alimentando il lago, sono all’origine dei sistemi ambientali del Giardino, di Pantanello ma anche di quelli derivati, come alcuni fiumi alimentati dal Ninfa.
Dopo decenni di indagini eseguite a cura della stessa Fondazione e condotte dal professore Paolo Bono, si è da tempo evidenziata la delicatezza dei sistemi e degli equilibri idrici con richiami l'attenzione delle Autorità di controllo e di gestione, su un evidente deterioramento delle caratteristiche quali-quantitative della risorsa.

Per tale motivo, dopo la scomparsa del professor Bono, ci si è attivati anche all’esterno, in quanto primari “portatori di interessi”, per promuovere uno studio da condurre da parte di Istituti di ricerca ed Università. Naturalmente questi studi sono lunghi e costosi, e non certo in grado di affrontare situazioni emergenziali, la Fondazione si sta proponendo come stimolatrice di un tavolo tecnico in cui discutere un modo integrato di gestione della risorsa idrica, che contempli – oltre agli inderogabili usi idropotabili ed irrigui – anche un uso “ambientale” della risorsa stessa.
Naturalmente, tutto ciò è di difficile attuazione, mentre è già in atto una crisi della risorsa idrica che ha probabilmente raggiunto minimi secolari. Ma neppure può ignorarsi che probabilmente questa crisi è destinata a ripetersi anche nei prossimi anni, per cui diventerà fin da ora, primaria, una visione strategica delle iniziative da adottare.
Scendendo alla situazione attuale, dati scientifici affidabili hanno rivelato che le portate complessive delle emergenze sorgentizie posizionate al piede dei Lepini di Ninfa, quest’anno sono scese di almeno il 20% (e i valori minimi saranno raggiunti nei prossimi 40 – 60 giorni); tra queste la sorgente che alimenta il Lago di Ninfa (e quindi il Fiume e, a cascata, il Giardino e Pantanello) è la più alta in quota, e quindi è la prima ad aver subito gli effetti dell’abbassamento del grande serbatoio idrogeologico contenuto nei calcari che costituiscono i Monti Lepini.

Ad oggi si può affermare che il Fiume Ninfa (del quale si è fatta rilevare la portata idrica residua non più tardi di 15 giorni fa per avere almeno un dato su cui incardinare le legittime preoccupazioni) è molto più in secca di tutti gli altri corsi d’acqua che raccolgono il poco che è rimasto in dotazione alle sorgenti: all’uscita del Giardino, poco fuori le mura, esso ha, difatti, una portata liquida di soli 228 litri al secondo, ossia quattro/quinti in meno di quanto ha fatto registrare, come portate medie, negli ultimi 30 – 40 anni.



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